Da ormai due settimane, il decreto legge 90/2014 e i quasi duemila aggiustamenti proposti a Montecitorio, stanno occupando i lavori della I Commissione della Camera dei Deputati (Affari Costituzionali), dove l’esame degli emendamenti alla legge di conversione del Decreto ( prima parte  della Riforma PA), va avanti con un dibattito talmente serrato che il Governo, nella persona del ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, ha addirittura accettato di dover scendere a patti con i sindacati sulla mobilità dei dipendenti. Emergono così le prime correzioni degne di nota, che verranno apportate al testo una volta che sarà presentato in aula per l’approvazione definitiva della prima lettura.
Come noto, infatti, il decreto presentato lo scorso giugno in Consiglio dei ministri, introduce alcune novità importanti sulla mobilità dei dipendenti, focalizzandosi sull’esigenza degli uffici di svecchiare gli organici della pubblica amministrazione e di aprire alla possibilità di trasferimento dei dipendenti antro un raggio di massimo 50 chilometri da un ente a un altro.
Ebbene, queste misure, contenute nei primissimi articoli della riforma – di cui  presentiamo in allegato un testo aggiornato agli emendamenti approvati fino al 23 luglio – hanno visto nelle ultime ore arrivare qualche correttivo di non poco conto.
Sul fronte dei criteri attraverso cui sarà realizzata la riforma e la nuova mobilità – infatti – viene posto come precondizione un accordo coi sindacati che, a questo punto, potrebbe modificare di molto lo spirito del decreto legge. In ogni caso, per il trasferimento entro i 50 chilometri, il governo si è impegnato a varare un decreto ministeriale, anche in questo caso previo accordo con le OO.SS. di rappresentanza.
Sempre nel testo, si fa riferimento al divieto assoluto di rimanere in servizio, per i dipendenti pubblici, oltre l’età pensionabile secondo i nuovi requisiti. Ora, si sta cercando di capire se questa previsione dovrà valere anche per giudici e pm, un argomento su cui il Csm ha invitato alla riflessione viste le recenti modifiche per i minimi richiesti alle toghe per lasciare gli uffici.
Quota 96 (ormai diventati Quota 103 e 104) .  Oggi, in Commissione, è stata scalata un’altra montagna. In serata, infatti, è arrivata l’attesissima approvazione dell’emendamento alla riforma della Pubblica amministrazione, che manderà in pensione docenti e Ata dal primo settembre. L’emendamento che contiene  le disposizioni per riparare l’errore della legge Fornero, quando non venne definito come i lavoratori della scuola in scadenza al 31 agosto potessero usufruire della pensione consentita a chi avesse i requisiti al precedente 31 dicembre. L‘inizio di un incubo per migliaia di lavoratori over 60.  da oltre 30 in aula, molti dei quali sfiniti e senza motivazioni per rimanere in cattedra. Ulteriori due anni sono stati necessari per avere ragione di questa clamorosa dimenticanza, ma ora il traguardo sembra davvero a un passo.
Da segnalare infine come piccola ulteriore soddisfazione della scrivente organizzazione come per la prima volta all’articolo 17  (Ricognizione degli enti pubblici e unificazione delle banche dati delle società partecipate) per la prima volta si inserisce il principio dellopen source da noi rivendicato nelle audizioni sin dal 2006 inserendo la frase: “Il sistema informatico si avvale di un software libero con codice sorgente aperto.”

Ufficio Stampa

Testo decreto legge 90/2014 aggiornato agli emendamenti approvati fino al 23 luglio

Di Admin